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RIVISTA n.1

Esperienze di un avvio di lotta per la salute a Colleferro in ordine ai problemi della nocività, e 
condotta da un gruppo di lavoro (costituito da quadri operai e da tecnici della salute) confluente in Medicina Democratica per la costituzione del movimento a Roma. Testimonianza stesa da Marino Vulcano e Carlo Bracci, 
Colleferro è un comune di 19176 abitanti nella quasi totalità famiglie operaie. È posto all'estremità meridionale della provincia di Roma e ne costituisce la zona di più antica e intensa industrializzazione. Gli occupati nelle fabbriche dell'area cittadina sono: circa 3200 alla Snia; 470 all'Italcementi, 150 all'Aerochemie. I lavoratori delle 2 fabbriche più importanti (l'Aerochemie è una promanazione della Snia e vi si fabbricano missili!) provengono: 50% dal comune e 50% dai paesi limitrofi per la Snia, mentre per l'Italcementi solo il 35% abita a Colleferro. 
Questa distribuzione è dovuta in parte alla carenza degli alloggi, il cui costo è quasi pari a quello di Roma, in parte al reclutamento clientelare della manodopera in alcuni paesi vicini. 
La differenza tra le due percentuali è legata al fatto che la vecchia proprietà dell'Italcementi (Cementi Segni), possedendo una cava nel comune di Segni, aveva stipulato con il comune stesso una convenzione per la quale era obbligato ad una percentuale standard di assunzioni fra gli abitanti del comune. A ciò si aggiunge che l'area (e Segni in particolare) è un feudo del sottogoverno di Andreotti con tutto quanto di negativo il clientelarismo appunto comporta. 
Indiscutibilmente un Comune operaio; lavoratori delle fabbriche sorte con i contributi della Cassa del Mezzogiorno nell'area di Frosinone. 
Indiscutibilmente un comune operaio, eppure la Giunta (attualmente è in crisi a causa di un procedimento giudiziario per lottizzazione abusiva e per l'uscita di 2 consiglieri) è retta da De e Psdi. 
L'insediamento industriale e la situazione politica sono causa di gravi danni per la salute dei lavoratori all'interno delle fabbriche e di inquinamento del territorio circostante. 
Da rilevarsi che le fabbriche sorgono proprio nell'agglomerato urbano. Le iniziative di lotta in difesa della salute sono state ostacolate sino ad oggi dal potere dei padroni, sostenuto da forme di sindacalismo giallo, che macroscopicamente si estende al di fuori della fabbrica: la Snia possiede, per esempio, un patrimonio immobiliare gestito utilizzando l'assegnazione degli alloggi anche allo scopo di dividere i lavoratori; · per l'assunzione dei quali, alla Snia, era, sino a poco tempo fa, indispensabile la presenza del parroco alle sedute di selezione. 
Quanto è stato fatto in passato, partendo da lotte spontanee o da iniziative dei sindacati provinciali, non si è poi strutturato in una organizzazione capace di dare continuità alla azione operaia. In questo contesto ci si è trovati a dover stabilire una precisa metodologia di intervento che, quindi, si articolasse dall'analisi dei fattori di nocività alla sensibilizzazione dei lavoratori e viceversa. I primi contatti tra i componenti dell'attuale gruppo di lavoro si sono avuti quando alcuni compagni, che ne fanno parte, si sono incontrati nel contesto del Comitato Promotore Romano di Medicina Democratica. A questi incontri hanno fatto seguito incontri promossi e agevolati dal sindacato provinciale con i delegati Cgil dei consigli di fabbrica per una prima valutazione obiettiva delle specifiche realtà. I processi produttivi, per quel che attiene alla Snia, sono complessi ed in alcuni reparti coperti da segreto militare, quindi la direzione aziendale ha un eclatante pretesto per non fornire ai lavoratori le notizie che Legge e Contratto di categoria prevedono circa la elencazione delle sostanze usate e la loro eventuale nocività. Si pone così anche il problema del contrasto tra le norme che reggono il segreto militare e l'art. 9 dello Statuto dei lavoratori, evidenziando un nodo che è indispensabile sciogliere al più presto onde forme obsolete non abbiano a vanificare la totale possibilità operativa di una conquista operaia. 
La ricostruzione del processo produttivo da noi applicata si muove attraverso le seguenti fasi: 
individuazione delle sostanze usate, alcune delle quali conoscibili daglı operai solo con la denominazione commerciale; 
- individuazione dei metodi particolari di preparazione, facendo riferimento ai procedimenti generali della chimica industriale, ben tenendo presente, però che questo è il momento in cui si specifica la reale natura della fabbrica 
che tale realtà può, rispetto al medesimo processo, articolarsi in forme diverse a secondo dei reparti. 
Ad esempio sempre alla Snia, la produzione di resine poliesteri avviene sia a ciclo chiuso che con miscelazione a mano dei vari componenti. Nel primo caso il problema è quindi quello della validità e della manutenzione degli impianti in relazione a possibile dispersione; nel secondo, invece, al di fuori di ogni altra possibile considerazione, si impone la modificazione del processo produttivo perchè è intollerabile che i lavoratori siano direttamente esposti a sostanze altamente tossiche. 
Su questa base il lavoro va sviluppandosi secondo il metodo usuale delle assemblee di gruppo operaio omogeneo per l'individuazione dei fattori di rischio e l'elaborazione di piattaforme rivendicative. 
Allo stato sono in atto: l'analisi generica della nocività delle sostanze allo scopo di fornire al consiglio di fabbrica schede tossicologiche aggiornate ed una serie di incontri con i delegati dei consigli stessi onde preparare assemblee, corsi di formazione sindacale giungere alla dotazione dei delegati stessi di strumenti per i rilievi ambientali più importanti. A tale proposito è allo studio un corso di addestramento.. Viene utilizzata anche la possibilità di un rapporto diretto con i lavoratori interessati all'indennizzo, onde collegare questo settore a quello più vasto della prevenzione. 
Per grandi linee la Snia si struttura nei seguenti reparti: 1) Esplosivi con 500 addetti. 2) Chimico, con 200 addetti 3) Galvanico, con 30 addetti. 4) Metalmeccanico, con 300 addetti. 5) Munizionamento, con 400 addetti. 6) Caricamento, con 200 addetti. 7) Amministrazione e tecnici, 600 addetti. 8) Stampaggio resine, 40 addetti. 9) Centro Studi, 200 addetti. 
L'area della fabbrica si estende per circa 8 Kmq di cui 2/3 occupati dal reparto esplosivi e caricamento. 
Ad una prima rilevazione clinica si fanno carico: 
alla sezione Esplosivi: riduzione dell'attività sessuale (curata dal medico di fabbrica con una misteriosa pillolina gialla, che a detta degli interessati «non serve a nulla... e al dunque è meglio non pensarci più»), emorragie nasali, ustioni, abbassamento della pressione arteriosa e cefalea cronica direttamente ricondicubili all'assorbimento continuo di nitroglicerina presente nel reparto. Si è rilevato inoltre che ai lavoratori è vietato bere anche modiche quantità di vino ai pasti nei giorni in cui lavorano. 
Al reparto Chimico si fa carico di produrre reumatismi, artrosi cervicale. ulcere, intossicazioni epatiche, bronchiti croniche, asma, ipotensione arteriosa (nella quasi totalità degli addetti), anemia. Si specifica che il reparto chimico comprende la produzione di resine poliesteri, di detersivi, di derivati delle resine suddette (quali la lana di vetro), di insetticidi (esteri fosforici), di anidridi ftalica e maleica (gli addetti a questa lavorazione lamentano tutti «indebolimento» della schiena e delle articolazioni). Si segnala anche la presenza di rumorosità superiore ai 100 decibel. 
Al reparto galvanico i lavoratori sono esposti ad acidi forti, cianuri, acido cromico, soda caustica. Il procedimento avviene in vasche aperte ed i lavoratori hanno evidenziato atrofia del setto nasale sino alla perforazione, cefalee, bronchiti, insufficienza epatica. 
Al reparto metalmeccanico si fa carico di casi di silicosi, di dermatiti, di artrosi, di reumatismi. 
I 400 addetti alla Manutenzione sono esposti ovviamente a tutti i rischi della fabbrica. 
Al Munizionamento si riscontrano diminuita attività sessuale e sterilità (probabile causa l'alta temperatura ai forni e ai raggi infrarossi), dermatiti allergiche e malattie epatiche. Costantemente presente il rischio da radiazioni ionizzanti. 
Frequenti in tutta la fabbrica sono malattie dell'apparato respiratorio, bronchiti ed asma in particolare, malattie dell'apparato gastrointestinale, gastriti e coliti: diffusissime le nevrosi. 
Il servizio medico di infermeria e pronto soccorso è organizzato in modo tale che in caso di infortunio la vittima viene accompagnata all'ospedale dai pompiere di servizio, per di più addetto alla guida dell'automezzo. Il servizio sanitario è rappresentato da un solo medico presente per due ore al mattino (quello attuale che sarà tra breve sostituito per raggiunti limiti di età, è ed è stato per anni spesso messo in condizioni di non svolgere la mansione). 

Ugualmente preoccupante é la situa zione dell'Italcementi da cui pochi lavoratori riescono ad uscire per godere la pensione. I 470 addetti sono nella totalità turnisti esposti a elevatissima polverosità con presenza di silice, e a rumori assordanti; il lavoro si svolge inoltre all'esterno con esposizione alle 
intemperie. Le materie prime sono pietra calcarea, gesso, sabbia, pozzolana, grafite, che vengono macinate in mulini i cui mezzi di protezione acustica lasciano molto a desiderare e non vengono rinnovati dall'azienda. Dai mulini il materiale viene avviato ai formi dove, alla temperatura di oltre 1000° almeno parte della silice assume forme cristalline più pericolose per la salute. Il materiale cotto viene avviato ad altri mulini dove si produce il cemento, in cui, sia pure in basse concentrazioni è ancora presente silice. I mulini sono dotati di filtri la cui manutenzione è inadeguata. 
La quasi totalità dei lavoratori accusa sordità da rumori, bronchite cronica, mentre frequenti sono i casi di silicosi riconosciuti dall'Inail. 
Al di fuori della fabbrica la situazione non è migliore. Colleferro si approvvigiona di acqua da tre pozzi situati a valle di un quartiere abitato; l'inquinamento di questo pozzo ha provocato recentemente la proibizione di usarne l'acqua per alcuni giorni. 
Inefficienti i servizi di medicina preventiva: non si sa di quali malattie soffrano gli abitanti e quali siano le cause di morte prevalenti. In ordine a ciò si segnala che sta per iniziare una ricerca epidemiologica del «Centro di ricerca sperimentale e informazione per la salute» recentemente costituitosi a Roma per iniziativa di quadri operai, ricercatori e operatori nel campo delle salute che prende l'avvio da una segnalata incidenza, superiore alla 
media nazionale, di tumori all'intestino e ai polmoni nella zona di Colleferro e dintorni per un raggio di 15 Km circa. La medicina scolastica è svolta da medici consulenti. La medicina del lavoro è affidata ai medici di fabbrica alle dirette dipendenze delle aziende. Le visite periodiche sono spesso insufficienti a evidenziare le malattie, come nel caso in cui si fa praticare la schermografia per ricercare la silicosi. A quanto di specifico denunciato si aggiungono le usuali carenze della medicina curativa, ambulatoriale ed ospedaliera. 
In un quadro politico generale caratterizzato dall'attacco padronale all'occupazione e ai livelli di vita, da ristrutturazioni selvagge all'interno della fabbrica (recentemente la Snia ha speso 10 milioni nel settore di impiego di esteri fosforici, ma resta da verificare se tale investimento garantisce l'eliminazione dei rischi), dal ricorso eccessivo agli appalti, appare indispensabile il collegamento orizzontale tra le diverse situazioni operaie; significativo, quindi l'intervento, maturato dopo prolungate discussioni che hanno occupato un'intera giornata, di membri del Consiglio di fabbrica della Snia all'assemblea 
romana di Medicina Democratica il 29 febbraio e l'impegno dichiarato pubblicamente di proseguire l'azione intrapresa: così il 22 marzo, alla Camera del Lavoro di Colleferro si andrà alla prima riunione preparatoria di assemblee di gruppo omogeneo.