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intervento di un compagno in divisa al Convegno di Medicina Democratica di Roma 28 febbraio ‘76


La salute non è «l’assenza di malattie diagnosticabili» ma è il mantenimento del benessere psico-fisico dell’individuo». Questa affermazione apparentemente scontata é la conquista di anni di lotta di massa del movimento operaio e dei lavoratori, contro la forza politica dei padroni e la loro egemonia culturale.
Infatti, benchè oggi la malattia abbia spesso origine proprio dalle condizioni sociali di vita e di lavoro, la medicina borghese tenta soltanto di curare invece di prevenire, si limita per lo più a far tacere alcuni sintomi con l’uso spregiudicato di farmaci, e quando non vi riesce reprime, condanna, emargina, rinchiude.
Le condizioni di lavoro si fanno più pesanti: la crisi per gli operai significa più sfruttamento, situazioni di maggiore nocività, più incidenti sul lavoro. I quartieri e le borgate sono focolai di epidemic, con alloggi umidi e malsani, mentre la città, soffocata dal cemento, è priva dei servizi sociali fondamentali. Le donne, condannate al doppio lavoro esterno e di casalinghe, sia per la mancanza dei servizi sociali, sia per la violenza ideologica della medicina borghese e patriarcale nei loro confronti, sono costrette ad abortire clandestinamente, e spesso per questo anche a morire. I vecchi, gli handicappati, i malati di mente, gli invalidi. sono ridotti alla segregazione perchè non «produttivi».
Gli ospedali sono sempre più insufficienti: pochi, dislocati male, peggio gestiti, centri di potere e di clientela: prolifera la speculazione privata sulla salute.
chi ha gestito l’assistenza sanitaria ed il paese fino ad oggi porta la responsabilità di tutto ciò
Partendo dalle generali lotte operaie si è sviluppato oggi nel paese un grande movi
mento di massa che si batte per affermare
il principio che la difesa della salute non può esser delegata a tecnici o burocrati, ma va assunta dalla popolazione mediante il controllo operaio e popolare sulle strutture sanitarie e rifiutando qualsiasi ruolo di controllo e repressione da parte degli operatori sanitari.
Come nella società anche nell’esercito si sono sviluppate in questi anni lotte per la difesa della salute, dapprima spontanee, isolate, poi sempre più coscienti ed organizzate. Tali lotte si inseriscono oggi nella battaglia contro la ristrutturazione è più in generale nel movimento che i soldati democratici conducono per la difesa dei propri diritti, contro lo sfruttamento in caserma e in tutta la società divisa in classi.
Nell’ottobre del 1975, a Casale Monferrato, muore per come diabetico una giovane recluta di ventanni, Clelio Ramadori. Ė inutile dire che Clelio poteva salvarsi con un semplice esame delle urine, l’hanno ammazzato lasciandolo morire come un cane. Lo ricordiamo e lo prendiamo come simbolo della nostra lotta contro l’ignobile apparato della sanità militare.
Suicidi, «incidenti» mortali, malattie accidono ogni anno circa 180 soldati di leva. migliaia si ammalano seriamente, subiscono ferite, traumi di gravità rilevante e danni fisici e psichici che spesso fasceranno un segno per tutta la vita.
la condizione di vita del militare di leva
Le condizioni igienico ambientali, la struttura oppressiva delle Forze Armate, le -cosiddette attività militari e la ristrutturazione sono le cause delle malattie dei soldati.
È facile dimostrare che tutto, durante il servizio militare, è un attentato continuo alla salute e spesso alla vita dei soldati.
Tutto, dal rancio ai servizi igienici, all’acqua potabile può diventare e diventa fonte di nocività.
Perfino quelli che dovrebbero essere dei servizi per i bisogni elementari e fisiologici dei militari, diventano a loro volta fattori morbogeni: latrine maleodoranti e infette, cassoni dell’acqua diventati vere culture biologiche di germi, magazzini alimentari infestati da topi e parassiti di ogni genere, docce spesso prive di acqua calda in cui ol tre a non uscire puliti si può anche uscire infetti da micosi, ricambio di tutta la biancheria inefficiente, cucine e refettori dove uno strato di grasso e di ferciume ricopre ogni cosa. Sono solo alcuni esempi già noti e confermati di recente anche da lettere a giornali, testimonianze di soldati, infermieri e persino di ufficiali medici.
Naturalmente da queste condizioni ambientali derivano tutta una serie di affezioni: malattie infettive, malattie della pelle, malattie gastro-enteriche e malattie da ratfreddamento. È purtroppo noto che i soldati non si ammalano soltanto di raffreddori e bronchiti: in questi ultimi anni si è avuto infatti uno sviluppo superiore alla norma della tubercolosi polmonare tra i soldati di leva, e frequenti sono attualmente anche i casi di pleurite ed epatite virale.
Accanto a questa patologia vi è quella derivante direttamente dalla struttura oppressiva dell’esercito che si caratterizza come patologia da disadattamento.
L’atteggiamento esplicito delle gerarchie è quello di opprimere i soldati per poterli piegare alla propria volontà. È questo l’unico modo che conoscono di fare il proprio lavoro, e se ne vantano.
L’esercito della borghesia, cane da guardia dei padroni. non ha bisogno di uomini come esseri pensanti, ma di strumenti, di automi che debbono poter essere utilizzati docilmente.
L’attacco all’equilibrio psico-fisico del militare si attua sin dal primo giorno, dal momento della partenza, quando viene sradicato dalla propria vita sociale per essere sbattuto in un ambiente diverso ed i nospitale, la caserma; all’esterno della quale troverà una difficoltà enorme ad instaurare un rapporto che non sia commerciale con la popolazione civile.
All’arrivo viene numerato, catalogato, immatricolato, incasellato. Da allora la sua attività di essere pensante non è più richiesta. anzi è osteggiata, la sua giornata è già

programmata nei minimi dettagli, deve soltanto ubbidire, eseguire, mai domandare il perché. L’inutilità evidente di tutto ciò che deve fare diventa subito un peso. Durante i cosiddetti periodi di addestramento e di lavoro il militare deve stringere i denti, per cimentarsi con esercitazioni dure, servizi e guardie interminabili. In altri periodi invece prevale la noia. La giornata viene riempita di diversivi; adunate, file interminabili, ecc. Si è progressivamente spersonalizzati, senza rendersene conto, correndo qua e là inutilmente, con la paura di sbagliare, la tensione continua. l’umiliazione, i ricatti.
L’ideologia corporativa viene propagandala senza veli; l’individualismo, l’egoismo, la prepotenza, furbi contro fessi, nonni contro spine, il Nord contro il Sud, il miglior plotone, la compagnia più brava. ‘Italiano, il Maschio.
Per imporre la disabitudine al lavoro intellettuale non sono previsti spazi per poter scrivere, leggere, riflettere: la sala scrittura e lettura, ad esempio, è aperta, quando lo è, trenta minuti ogni 2-3 giorni. In questo modo le uniche letture dei soldati sono Jacula. Maghella, i porno-giornaletti, le uniche discussioni animate sono quelle sul campionato di calcio e sugli organi sessuali femminili. Il culto del maschio viene coltivato per bilanciare la repressione sessuale.
In sostanza: regressione dell’età mentale come regressione culturale, politica, socia le, sentimentale, sessuale,
È facile comprendere, dunque, perchè si sviluppino le malattie psico-somatiche, l’ansia, l’ipereccitabilità; perchè proliferino l’alcoolismo e altre tossicomanie ed infine perché non infrequentemente si arrivi a vere e proprie alterazioni dell’equilibrio psichico di preoccupante gravità. Tristemente noti sono i casi di suicidio.
Sul giornale di Medicina Militare redatto dal Ministero della Difesa, in un articolo sul «Rapporto tra la selezione psichiatrica e la profilassi criminologica nelle Forze Armate», si legge che …partendo dall’importanza fondamentale che per le Forze Armate riveste il problema dell’adattamento del contingente di leva all’attuale ambiente militare…, è evidente che la nostra attenzione debba essere portata su alcuni gruppi sociali, che divengono sempre più numerosi per l’abnormità del loro comportamento e della loro condotta, e che inevitabilmente danno luogo ai tipici reati militari»,
Vi è infine da considerare la nocività derivante direttamente dalle cosiddette attività. militari e dipendente oggi dalla ristrutturazione delle Forze Armate che impone un aumento dei ritmi, dei tempi, dei carichi di lavoro e quindi dei rischi. E una patologia caratterizzata da ferite semplici e contuse, distorsioni, fratture, ferite da arma da fuoco, ecc. In questo ultimo periodo si è notato ovunque un aumento degli addestramenti e delle esercitazioni pericolose con evidente aumento dei rischi per la vita dei soldati ed un generale peggioramento delle condizioni di vita, con riduzione dei riposi, licenze, ecc. Questo stato di cose inoltre si ripercuote sulla salute dei militari per il defedamento generale che produce, fisico e psichico, l’abbassamento di tutte le difese organiche e quindi la predisposizione a tutte le patologie già descritte.


la struttura della sanità militare e il personale


Vediamo schematicamente quale è la situazione.
Gli ambulatori e le infermerie spesso inesistenti, sono noti per essere privi persino delle strutture di base, per non parlare poi delle attrezzature mediche e di pronto soccorso. La farmacopea militare è lodevole per la sua semplicità: le pillole bianche per i dolori, quelle grigie per la bronchite, la cascara come leggero lassativo, la penicillina a litri in barba agli studi sulle resistenze batteriche.
Per capire che cosa sia veramente un Ospedale Militare, al di là delle battute denigratorie che i sovversivi fanno circolare sulla sua inefficienza, bisogna sapere che il medico di guardia ha un compito preciso: capire se si tratta di un’urgenza vera o no e, nel primo caso, far ricoverare immediatamente il soldato in un ospedale civile. Dopo l’una del pomeriggio è inutile sperare di trovare chirurghi, anestesisti, laboratoristi, ecc.
L’ospedale militare, anche volendo, non potrebbe offrire che uno scarso servizio, mancando completamente gli operatori sanitari non medici: tecnici, portantini, infermieri. Queste mansioni vengono svolte da quelli che si chiamano, a seconda dei casi, collaboratori o imboscati: sono i soldati che si fanno ricoverare per evitare la vita di caserma. Sono loro che raccolgono le anamnesi, distribuiscono le medicine. «assistono» i malati.
L’unica terapia possibile è la cosiddetta Licenza di convalescenza, durante la quale il soldato si fa curare a proprie spese. È ovvio che l’ospedale militare è un luogo dove la divisione di classe raggiunge livelli addirittura razzisti: vi sono infatti i padiglioni per la truppa dove vengono ammucchiati i soldati, e quelli per gli ufficiali fatti di piccole stanze con tutti i comforts del caso. Al Celio si arriva perfino alla vergogna della chirurgia per soldati e la chirurgia per gli ufficiali.
Il personale sanitario è formato da pochi assistenti di sanità, che fanno un pseudo corso di poche settimane, assolutamente non qualificato, e si trovano poi ad avere delle gravi responsabilità. Si tratta di giovani presi a caso, avvocati, elettricisti, diplomati, operai………
1 sottotenenti medici di complemento, neolaureati inesperti, provenienti da facoltà che non insegnano nulla, fanno un corso ideologico di medicina legale di due mesi a Firenze. Sono loro quelli che, bene o male, portano avanti tutta la struttura sanitaria. Infatti, su 1800 posti necessari, solo 1050 sono realmente occupati; di questi 280 sono di carriera, i rimanenti sono giovani di complemento.
Gli ufficiali di carriera hanno solo l’esperienza che gli deriva dalla sanità militare e la loro unica preoccupazione è quella della organizzazione interna e della (redditizia) attività esterna.
che cos’è la medicina militare
In questa situazione quale medicina viene praticata? Non solo non viene nemmeno considerata la medicina preventiva, ma viene perfino ignorata quella curativa terapeutica. La medicina militare è essenzialmente medico-legale, fiscale, repressiva.
Tutto lo prova. Alla visita medica si risponde sempre con un provvedimento medico-legale: riposo-servizio-servizio interno-servizio punibile. Cioè il medico deve soprattutto capire se il soldato sta male o se è un «lavativo», e tutti i chiedenti visita sono sospettati di essere lavativi. Inoltre il riposo comporta sempre la perdita della libera uscita.
Per evitare complicazioni «burocratiche» la nomenclatura nosologica viene regolarmente alterata e modificata. La scabbia diventa un generico eczema, e l’epatite virale un’innocuo ittero: non bisognerà in questo modo fare denunce alle autorità competenti. Vi è persino un uso repressivo del farmaco: al soldato che «rompe» perchè ha i dolori reumatici si prescrivono tranquillamente dieci fiale di B 12, notoriamente dolorose, «così la smette».
Sia in infermeria che in ospedale la diagnosi non viene comunicata all’interessato, ma gli si riferisce soltanto se è idoneo o no, se ha avuto una licenza di convalescenza o
rio.
Sull’articolo 28 dell’Elenco delle imperfezioni e malattie causa di esonero dal servizio militare, riguardante le malattie nervose ci sarebbe da fare un lungo discorso. Basterà qui ricordare che è un’arma in mano alle gerarchie usata con sollecitudine per togliere di mezzo i più insofferenti», anche se questi rimarranno bollati per tutta la vita.
Sempre nell’articolo prima citato del giornale di Medicina Militare si legge che: «i soggetti disadattati all’ambiente militare differiscono dalla popolazione comune e si avvicinano ai nevropatici ed agli psicopatici in secondo luogo i soggetti che si adattano male alla istituzione militare sono in definitiva quelli che hanno dato scarsa prova di adattamento alle istituzioni familiari, scolari, professionali, psico-sessuali, religiose e morali»,
come intendiamo muoverci
La drammaticità della situazione denunciata non ci esime dal sottoporre a critica il lavoro svolto sinora. Sono nate lotte spontanee, divise tra loro, isolate dal tessuto sociale esterno, ma soprattutto lotte di sola denuncia, rimaste tali senza nemmeno riuscire a scuotere l’opinione pubblica. Adesso questa fase è finita.
Non vogliamo più fare denunce o chiedere solidarietà. Vogliamo organizzare delle lotte. Lotte nelle caserme, che per prima cosa mobilitino la massa dei soldati, riorganizzino il movimento all’interno e parallelamente si colleghino all’esterno alle strutture del movimento di classe.
E con questa consapevolezza che abbiamo partecipato al convegno romano di Medicina Democratica, perchè vogliamo essere partecipi della lotta generale per la difesa della salute che cambi tutta questa società malata.
Per questo intendiamo muoverci promuovendo a breve termine due inchieste «attive» cioè che considerino i soldati soggetti e non oggetti dell’indagine. La prima, che deve interessare ogni soldato, riguarda le condizioni soggettive di ciascuno disagi, malattie, disturbi…; la seconda si deve rivolgere più specificatamente ai nuclei, ai compagni aiutanti di sanità, ai sottotenenti medici democratici e deve dare delle indicazioni più precise, «tecniche» sulla situazione.
L’ipotesi politica su cui crediamo di poter lavorare, e che vorremmo discutere con tutti i compagni, è che la struttura della sanità militare così come oggi si configura, come strumento nocivo di repressione e normalizzazione, non va razionalizzata. non può essere corretta o migliorata, finchè assolve questo compito. Va invece sconvolta integralmente tale struttura. imponendo con la lotta di massa l’applicazione integrale dell’articolo 52 della Costituzione, in ottemperanza al quale va garantito l’esercizio dei diritti politici costituzionali ai cittadini chiamati alle armi e quindi anche del diritto di manifestare il proprio pensiero, di organizzazione democratica, di riunione, il diritto all’informazione, alla libertà personale ecc.
Una lotta di massa che imponga il diritto alla salute puntando, ed è questo il punto essenziale, a rompere la cappa di piombo che copre caserme e ospedali militari, a portarvi dentro (per sconvolgerli) le strutture della società civile e democratica, che i lavoratori hanno strappato con la lotta e quindi anche l’ente locale, la regione, le strutture sanitarie comunali. Vogliamo sapere cosa ne pensa il medico provinciale dei casi di epatite virale nelle caserme del territorio, se gli sono stati denunciati e che provvedimenti ha prese.
Vogliamo lanciare una campagna di massa contro la tubercolosi e le malattie infettive fra i militari di leva.
Vogliamo soprattutto cominciare ad imporre la medicina preventiva utilizzando auche le strutture civili. Per cominciare potremmo utilizzare, dopo discussione con i consigli dei delegati degli ospedali, durante le ore di libera uscita. le strutture ambulatoriali ospedaliere e di quartiere, per visite ed analisi di laboratorio, così da avere, con la conoscenza della diagnosi, almeno una prima arma di difesa contro le gerarchie. Ricordiamo che i soldati, a differenza degli ufficiali, non hanno alcuna mutua
Dobbiamo strappare subito la possibilità di chiamare a consulto medici ed operatori sanitari democratici all’interno dell’ospedale militare, su richiesta del soldato.
Dobbiamo imporre visite igienico-sanitarie periodiche, pubbliche, nelle caserme, alle cucine, alle camerate e alle infermerie, e nello stesso ospedale militare, con la prospettiva strategica che la Sanità Militare non esista più come corpo separato dalle strutture del Servizio Sanitario Nazionale.
La base di tutto questo è naturalmente non soltanto la mobilitazione esterna del movimento, ma soprattutto la lotta dei soldati dentro le caserme, con propri strumenti di analisi e momenti specifici di mobilitazione che riescano a piegare ic gerarchie sui punti qualificanti della medicina preventiva e dell’igiene.
Lotta dunque per la difesa della nostra salute come soldati, ma anche come operai, studenti, e lavoratori che indossano la divisa, insieme a tutti i lavoratori, gli operai. gli studenti, le donne che lottano all’esterno per la salute, per una medicina della vita, per una società progressiva e non repressiva, per la società socialista.