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Relazione introduttiva del Convegno meridionale di Medicina Democratica, Napoli 22-2-'76

La proposta di costruire Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute, nasce dalla necessità di aggregare tutta una serie di esperienze di lotta sul tema della salute e più in generale sulla qualità della vita che la classe operaia e le masse popolari hanno condotto in questi anni. Noi crediamo che questo sforzo di aggregazione non sarà semplice, perchè anche troppo radicata è u- na sorta di privatizzazione delle molteplici esperienze di lotta sul tema della salute che si sono svolte nel territorio. Ma quello che ci deve spingere in questo lavoro è la constatazione che la nostra cre- scita organizzata non è solo un'esigenza degli «addetti ai lavori», ma un'esigenza montante del movimento operaio verso il quale sempre più puntuali si fanno le nostre responsabilità di operatori sanitari. 
Medicina Democratica trova il suo preciso spazio storico come strumento intelligente delle necessità che il movimento operaio e le sue organizzazioni rivoluzionarie esprimono sul terreno della salute. 
Democrazia allora non come intesa contrattata tra «diverse opinioni» sul modo di produrre la medicina per chiunque, ma demo- crazia come subordinazione al movimento operaio considerato co- me soggetto storico, democrazia come rifiuto di considerarci an- che noi nella veste di «compagni tecnici come delegati storici a risolvere il problema della salute. 
Il rifiuto della delega nasce dalla convinzione che lo sviluppo di una prestazione sanitaria soddisfacente per le masse popolari e garantito solo dal controllo permanente ed attivo in sede di politi- ca sanitaria da parte del movimento operaio. 
Noi consideriamo la professionalità non come delega irreversibile ma come un contratto sociale tra le masse popolari ed un settore dei servizi sociali la cui funzionalità tecnica è totalmente subordi- nata alla domanda sociale complessiva. 
Medicina Democratica rifiuta il concetto di delega che la classe medica ritiene di aver per grazia divina, perchè ritiene la medicina un'operazione tecnica immediatamente politica. Il movimento o- peraio su questo terreno non deve concedere deleghe a nessuno, anzi sempre più deve cotrapporre al controllo «per delega» della borghesia, il controllo politico diretto del suo movimento organiz- zato. Medicina Democratica privilegia la lotta per la salute: la borghesia ha una visione riduttiva e secondaria della salute che viene considerata operativamente lo stato di non malattia. Rimane invece basilare per la borghesia la malattia-merce come centro della prestazione contrattazione sanitaria. Ma nello spazio ampio della non malattia si situano vari tipi di salute, ognuno dipendente unicamente dal potere di contrattazione sociale che le classi sanno produrre. 
Non malati, quindi sani, sono per la borghesia le operaie para- lizzate dai collanti quando dopo tre anni di cosiddetta terapia rie- scono a resistere per qualche tempo in posizione eretta, non malato è l'operaio della Grace Italiana, che sollevando carichi di 50 chili per volta,è stato «briliantemente» operato due volte di ernia del disco nel giro di un anno; non malato l'operaio della Siccet che da dieci anni soffre di male asmatico da allergia ai micofiti del legna- me per la semplice ragione che le malattie allergiche non sono in- serite nell'elenco delle tecnopatie, non malati e quindi sani i lavo ratori della ghisa dell'Olivetti di Marcianise perchè per la «nostra» Legge la ghisa è un materiale inerte, non malati e quindi sani i compagni disoccupati, i sottoccupati, i lavoratori al minimo vitale di salario, perchè la fame non è considerata malattia; non malati i morti sul lavoro perché loro almeno hanno avuto il buon senso di sparire. 
Ma quanti in questa schiera di non malati, rifiutati dalla medicina ufficiale, quanti di loro sono sani? 
Partire dalla salute, lottare per la salute significa partire dall'indagine della qualità della vita, dal diritto alla vita, non più come semplice diritto alta sopravvivenza animale, significa più semplicemente dire che la salute è un prodotto materiale storicamente definito nella società in cui viviamo e come tale si contratta di un terreno politico più generale dello scontro di classe. dello scontro di classe. 
Solo cosi possiamo capire perchè il padrone e i suoi servi fedeli sostengono che la salute dell'operaio è la sua piena capacità ad essere spremuto sul posto di lavoro nel pieno rispetto delle sacre necessità della produzione; così non ci stupiamo che la vita media degli operai degli zuccherifici del nord nel 1911 era di 35 anni così come si ritiene salute avere qualche dito in meno, qualche scheggia negli occhi, qualche aborto provocato dal tipo di lavoro (come nella manifattura dei tabacchi). Ma padroni e i loro servi gettando fiumi di inchiostro per spiegare che la colpa di tutto questo assenteismo è una strana forma di disaffezione al lavoro. 
Ma ben diverso è il concetto che essi nutrono della propria salu- te, sapendo di poter prendere ben altre prestazioni dall'istituzione sanitaria, a partire dal proprio potere sociale in quanto classe. Questa stessa borghesia dopo aver messo il cappio al collo della scienza e della medicina pretendono e e sostengono che que- ste discipline siano sempre pure e neutrali quasi per naturale voca- zione. 
Ma per noi la medicina come ogni altra operazione calata nel sociale si identifica come prodotto materiale di una società di- visa in classi dove non esiste una domanda omogenea di beni sociali ma una domanda differenziata, contrattata a partire dai rapporti di forza e di violenza che le classi parassitarie impongono con la violenza consolidata delle norme e delle istituzioni alle classi socialmente produttive. 
Anche la medicina che noi esercitiamo e subiamo vive ben dentro questi rapporti di produzione e come tale è considerata oggetto di mercificazione sottoposto alle leggi della domanda e dell'offerta. In questa realtà sociale che esaurisce le sue leggi civili nelle leggi di mercato, la medicina ha un suo valore e la qualità dell'of- ferta (la prestazione sanitaria) è proporzionale alla qua lità della domanda dove per qualità intendiamo la forza di una classe, il suo potere sociale fondato sullo sfruttamento e sull'oppressione. 
Il controllo della borghesia sulla medicina così come quello sulla magistratura e più in generale sulle istituzioni «neutrali» avviene non attraverso un vincolo formale diretto ma attraverso il libero manifestarsi di non liberi rapporti di produzione nella società. 
Per questa ragione la borghesia per difendere il suo interesse nei singoli settori istituzionali non trova necessario lottare per una medicina borghese; tale primato le è garantito dal primato generale della sua dittatura sul terreno economico-produttivo. 
Cosi noi vediamo la borghesia attestarsi ideologicamente in difesa dell'autonomia e della neutralità della medicina. Ma che senso ha parlare di autonomia in questa società se non quello di una falsa visione della medicina come un'entità che si autogestisce al di fuori delle classi della storia? 
in realtà tale vocazione di autonomia e di neutralità che la borghesia esprime nei confronti dei suoi prodotti storici nasce dalla necessità di disincagliare dalla conflittualità crescente della lotta di classe la medicina, per mantenere puntualmente il proprio primato. 
Alla «neutralità» della medicina borghese, Medicina Democratica contrappone la subordinazione alla domanda di salute che nasce dalle lotte del movimento operaio nella fabbrica, nel territorio, che vanamente si cerca di confinare in una periferia politica che è la periferia del potere e della spoliazione dei diritti. 
Questa domanda prorompente, sempre più a fatica compressa dalle istituzioni sanitarie, a causa della sua frammentaria episodicità, riesce con estrema difficoltà a trovare forme e canali di espressione nelle stesse organizzazioni di classe che spesso manifestano timidezza di risoluzioni, per non parlare della rabbiosa cecità e sordità della classe medica arroccata dietro i propri privilegi e barricata dietro il suo Ordine Corporativo. 
Questa è la domanda degli operai del reparto verniciatura e schiumatura dell'Alfa Sud che per difendere la loro salute dal 
tanfo e dai solventi tossici si rifiutano di lavorare, «Scioperi selvaggi» dice il padrone e anche qualche sindacalista prudente. 
Questa è la domanda dei quartieri popolari che sono scesi in lot- ta durante il colera portando la loro rabbia per le strade di Napoli chiedendo migliori condizioni igieniche. 
Questa è la domanda del comitato delle famiglie delle ragazze colpite dai collanti che solo con la lotta hanno ottenuto che l'Inail riconoscesse la polinevrite come malattia professionale. Questa è ancora la domanda che le donne, in lotta per ricomporre la loro presenza come soggetto nella storia, esprimono per garantirsi il diritto alla generazione volontaria attraverso i consultori autoge- stiti e l'aborto libero e gratuito. 
Questa è ancora la domanda di Medicina Democratica che nasce nelle caserme, nelle carceri, nei corridoi affollati delle varie Mutue, nelle estreme periferie dei diritti civili. 
Rispetto a questa domanda emergente, che si identifica nelle prime forme organizzate di base, che fino ad ora ha trovato indifferenza e timidezza di risposta dalla sinistra ufficiale fino a giungere a penose mediazioni a livello di accordi di vertice come sulla proposta di legge sull'aborto; rispetto a questa domanda noi vogliamo esistere come organizzazione di tutti coloro che operano nel settore sanitario e riconoscono nel problema della salute un momento permanente di impegno politico. 
Rispetto a questa domanda non siamo neutrali, ma profonda- mente subordinati, tesi a sviluppare una forma nuova di intelligenza dei bisogni reali delle masse sul terreno della salute, a compattarci con esse per una lotta a fondo contro tutte le istituzioni consolidate della medicina repressiva della borghesia, chiedendo lo scioglimento dell'Ordine dei medici che da sempre porta avanti una disgustosa politica di difesa degli interessi economici della categoria sulle spalle dell'utenza popolare mentre, con celere solerzia, attacca ed emargina quei pochi medici che si ribellano come dimostrano recentissimi episodi contro i compagni Basaglia e Carrino sui quali il movimento darà una risposta di lotta. 
Ma sul come intendere questo processo di subordinazione, deve essere fatta estrema chiarezza traendo insegnamento dalle c- sperienze passate. 
In primo luogo rifiutiamo la subordinazione intesa in una di- mensione puramente tecnico-sanitaria: siamo cioè contrari ad o- gni forma di istituzionalizzazione più o meno sofisticata di ambu- latori rossi gestiti da compagni medici per le masse popolari per i seguenti motivi, 
1] il tecnico viene vissuto dalle masse non come politico ma come medico fondamentalmente, creando l'illusione che la qualità della prestazione sanitaria non dipende dall'ordine sociale costituito, ma dalla singola volontà del soggetto in un mondo che comunque si divi- de in buoni e cattivi; 
2] questa linea alla lunga castra le lotte popolari perché elimina l'o- biettivo di fondo che è il controllo politico sulla medicina e non una medicina autonomamente politica. 
3) in questo modo contentando qualche minimo settore della do- manda popolare, quietando qualche coscienza rivoluzionaria, si a- gisce da calmiere delle lotte politiche e si tolgono le castagne dal fuo- co alla borghesia. 
Fatto salvo questo discorso generale noi pensiamo che esistano però, sul terreno contingente tattico, delle occasioni per costruire una prestazione sanitaria autogestita dal movimento come mo- mento dirompente rispetto alla medicina borghese, come testimo- nianza di una possibile gestione politica alternativa della medicina per compattare sul terreno della lotta vaste masse popolari. 
È in questa prospettiva che vediamo l'esperienza dei consultori autogestiti ed i vari centri per l'aborto libero e gratuito che il mo- vimento femminista è riuscito ad organizzare in diverse situazioni di lotta. 
A queste esperienze di lotta, di testimonianza alternativa episodi- ca,deve però far seguito attraverso il dilagare di una lotta genera- lizzata un livello superiore di controllo politico che è quello della graduale subordinazione delle strutture esistenti e di quelle a venire (unità sanitarie locali, ospedali, consultori) al controllo istituzionalizzato permanente delle fasce di utenza popolari finora escluse da ogni forma di controllo e decisione. 
Non cerchiamo quindi una subordinazione tecnica ma una subordinazione politica a partire dal problema specifico della salute, il cui soggetto noi riconosciamo nella classe operaia e nel suo movimento organizzato ma anche non schematicamente in tutta una serie di lotte emergenti che esprimono sul terreno della salute ceti 
e strati sociali sempre più compressi dai rapporti di produzione di una società capitalista sempre meno capace di calvalcare le proprie contraddizioni. 
Noi riteniamo che tale subordinazione politica non può essere vis- suta come pura passività rispetto a quello che è il dettato ufficiale sia dei partiti che delle organizzazioni sindacali. Questo perchè spesso su questo terreno la voce della sinistra ufficiale è alla coda del malcontento e delle lotte, tesa, in una logica che mette al primo posto le mediazioni di vertice e la cogestione nelle istituzioni sanitarie esistenti, a mantenere forme di più equo equilibrio con le strutture di potere sanitario, 
Ricordiamo infatti l'esperienza fallimentare di Nuova Medicina che cercava di aggregare con una logica di vertice medici benpensanti per gestire con un'etichetta di sinistra la riforma sanitaria
Così ricordiamo il penoso patteggiamento sull'articolo 5 della pro- posta di legge sull'aborto. 
Così dobbiamo ricordare l'azione sindacale che ha snaturato completamente l'articolo 9 dello Statuto dei Lavoratori. Tale articolo infatti garantisce la possibilità da parte dei lavoratori di controlla- re direttamente la propria salute nell'ambiente di lavoro mediante loro esperti: ebbene tutti i contratti di categoria stipulati successivamente prevedono controlli paritetici tra direzione aziendale e lavoratori sottraendo alla classe operaia un diritto conquistato. 
Noi consideriamo questa linea della delega e del compromesso di vertice perdente sia sul terreno tattico che strategico, come dimo- strano questi sei anni di applicazione parziale e concordata del- farticolo 9, mentre vogliamo privilegiare la forma di gestione po- litica diretta da parte dei lavoratori e delle loro organizzazioni di base sul tema della salute. 
La nostra subordinazione non è quindi una forma di rapporto passivo di chi aspetta dal cielo i sacri comandamenti, ma una subordinazione attiva che è la capacità critica autonoma di valutare la domanda e la sua reale affinità con gli interessi della classe e delle masse popolari, che consiste nel sollecitare una presa di co- scienza da parte delle masse delle forme di oppressione che passa- no attraverso i canali della medicina ufficiale, di fornire strumenti e dati perchè il movimento operaio conduca con il massimo livello di conoscenza la sua lotta nei modi e nei tempi che si saprà scegliere. 
Rivendichiamo quindi come movimento un nostro spazio politico autonomo all'interno del più generale scontro politico di classe, uno spazio non neutrale ma di subordinazione attiva e critica nei confronti dei movimenti di base e delle forze politiche che ne sono espressione sul terreno della lotta per la salute. 
In questo spazio non esistono per noi i soggetti e gli oggetti, i gestori ed i fruitori della prestazione sanitaria, ma più complessiva. mente come movimento politico per la salute uno spazio che è quello aperto dalla militanza politica sul tema della salute da par- te non solo degli operatori sanitari (medici, infermieri, portantini, ricercatori ecc.) ma anche dei rappresentanti delle fasce di utenza che lottano per una medicina al servizio delle masse. 
Per i nostri militanti riteniamo vincolante l'adesione ai punti espressi nella mozione-documento del gruppo della Montedison- Castellanza: 
a. non delega della salute ai tecnici. 
b. preminenza della soggettività operaia 
c. principio della validazione consensuale dei dati tecnici espressa dal gruppo omogeneo 
d. rifiuto della monetizzazione della nocività e del rischio 
e. centralità e significato politico-scientifico del gruppo operaio o- mogeneo come unità di base per lo studio, la ricerca, la lotta con- tro la nocività in fabbrica 
f. accettazione integrale dell'attività a tempo pieno. 
Vogliamo però chiarire che la tendenza ad unificare il militante di Medicina Democratica a partire da ruoli differenti codificati dalla divisione del lavoro della nostra realtà sociale, non intende liqui- dare in un sol colpo con un salto ideologico le reali differenze di classe che esistono in questi ruoli nel cui arco passa, per lo meno oggettivamente, la linea di demarcamento tra sfruttati e sfruttatori. Ciò perchè non crediamo assolutamente in una idilliaca opera- zione di interclassismo alla buona, o peggio in una tendenza generale alla proletarizzazione di ceti della borghesia all'interno del- l'ordine borghese.