Il 4 agosto 1976, dopo essere stato invitato dalla Regione Lombardia a visitare le zone contaminate da TCDD, per i quattro giorni che coprirono l’arco di tempo che va dal 28 al 31 luglio, il prof. D.F. Lee del Laboratorio di Patologia delle Piante, Hatching Green, Harpender, Herts. Gran Bretagna, consegnò un rapporto che rimase praticamente segreto fino alla seconda settimana di settembre. Si tratta di un rapporto ufficiale, della relazione voluta dagli stessi esponenti del potere locale lombardo, ma è stata a lungo tenuto nascosto.
La ragione di questo furto culturale a danno della comunità e della collettività scientifica è estremamente semplice. Il Lee, nel suo rapporto, indicava la necessità di una metodologia e di un approccio ambientale ai problemi della contaminazione, nella zona di Seveso, ben diversa da quella utilizzata dalla Regione Lombardia e distillata dai numerosi lavori scientifici che sembrano, non a caso, privilegiare gli aspetti di ordine igienistico.
In primo luogo Lee mette in serio dubbio, senza che nessuno mai si sia preoccupato di smentirlo, che il quantitativo di diossina disperso nell’aria fosse di soli 2 chilogrammi. Al punto 34 della relazione dice testualmente «Ho il dubbio che il quantitativo di TCDD scaricato nell’atmosfera e stimato nell’ordine dei 2 chilogrammi, fosse notevolmente sottostimato. Sulla base dei miei calcoli, che spero siano sbagliati, più di 130 Kg. di TCDD si sono formati nel reattore ed una gran parte di questo quantitativo è stato espulso nell’ambiente».
Questa affermazione non è mai stata smentita. Non si sono mai esibiti calcoli alternativi o comunque non sono mai emerse altre analisi che tenessero conto dei dubbi di Lee, un ricercatore libero da ogni condizionamento e da ogni influenza delle trappole del potere, cui si doveva una risposta per ragioni almeno di impegno scientifico, per la prontezza con la quale si era posto liberamente al servizio dei nostri problemi.
Nel suo rapporto però Lee aveva fatto di più, individuando un percorso di indagine su basi ecologiche che la regione non ha assolutamente avuto voglia di ascoltare. Con l’approccio proposto da Lee infatti tutta la metodologia di analisi e di rilevamento viene ad essere capovolta. La base stessa della ricerca attualmente in corso fra l’Istituto Mario Negri, il Laboratorio Provinciale di Igiene e Profilassi, il Laboratorio di Farmacologia, è l’indagine basata su campioni, in parte comuni, da analizzarsi con la frammentografia di massa. Come si è potuto vedere seguendo da vicino la vicenda, la soluzione della frammentografia si presenta troppo lenta e sofisticata e l’attesa dei dati forniti dallo strumento ha spostato notevolmente nel tempo gli interventi e le definizioni della dimensione delle aree contaminate. Tanto è vero che solo il 7 settembre si è potuto utilizzare il materiale di analisi relativo alla conferma della delimitazione della zona B. La tecnica avrebbe dovuto servire in un secondo momento per confermare i primi dati, mentre le prime mappe si sarebbero potute fare più agevolmente e con maggiore tempestività utilizzando il sistema della gas cromatografia con cattura di elettroni.
Lee ricorda inoltre gli errori compiuti nel corso delle prime tornate di esami, quando la precisione dei metodi di analisi era lontana dall’essere assicurata, mentre l’efficienza del metodo di estrazione resta da discutere. Infatti solo nel rapporto sulla zona B, a più di un mese di distanza, si hanno notizie ed accenni più precisi.
Il Laboratorio di Patologia delle Piante nel quale Lee lavora era in grado di dare la propria assistenza in questa direzione, nel caso però che l’indirizzo di tutto l’intervento avesse preso un contorno più ecologico ed ambientale.
Con ogni probabilità Lee si scontrò con il muro di gomma degli igienisti e con il grande ruolo che questi hanno giocato nell’indirizzo preso anche dal potere politico. L’occultamento della relazione Lee è quindi un fatto politico di notevole squallore, che non può sicuramente essere taciuto, ma è anche un sintomo del provincialismo e dell’incultura della scienza che gestisce ufficialmente il monitoraggio ambientale e gli interventi operativi nell’affare Icmesa.
Lee consigliava poi interventi che non sono mai stati compiuti, come il rilievo della situazione vegetale in senso fitopatologico, le influenze sulla crescita delle piante e la ricerca di alterazioni nella fauna del suolo per individuare eventuali dissesti ambientali che avrebbero permesso una più sicura individuazione dei confini delle aree da evacuare o da considerare pericolose.
Virginio Bettini
fondamenti di ecologia
Univ. di Venezia
