Il disastro che ha colpito le popolazioni lombarde a seguito della fuoriuscita di gas tossico dagli impianti della Icmesa, ha messo ancora una volta a nudo, non soltanto la irresponsabile leggerezza delle pubbliche autorità, che per anni hanno omesso i dovuti controlli sulla sicurezza dei sistemi adottati nella fabbrica di Meda, ma altresì le colpe della stessa classe dei tecnici che, asserviti troppo spesso al potere economico e comunque lontani dai bisogni popolari, hanno trascurato di praticare il necessario impegno a tutela della salute e del benessere di tutti i cittadini. Questo stesso disinteresse si è purtroppo manifestato anche nelle sfere più avanzate della magistratura e tra quegli avvocati che avrebbero potuto, per i loro convincimenti politici, operare come stimolo nei confronti di inchieste dimenticate per anni negli scaffali di palazzo di giustizia.

Non meno censurabile è apparso il modo in cui si sono comportate le autorità regionali e di governo nel corso degli interventi adottati dopo il tragico fatto. Si è avuta notizia, attraverso la stampa, di una serie di valutazioni contraddittorie che hanno oscillato dal più esasperato allarmismo dei primi momenti a forme ingiustificate di ottimismo. In ogni caso, per evidenti ragioni politiche, i pubblici poteri hanno conservato il più completo monopolio delle informazioni scientifiche riguardanti le effettive dimensioni dell’accaduto, nonché le possibilità di recuperare il territorio all’insediamento degli abitanti. Costoro sono rimasti senza risposte chiare alle loro numerose domande, cosicché si è creato nella cittadinanza un angoscioso sentimento di mistero che ha condotto alcuni alla disperazione, altri alla sfiducia, altri alla rassegnazione.

Non può accettarsi inoltre che i tecnici, che hanno sino ad oggi operato, salvo rare eccezioni, si siano del tutto estraniati dalla popolazione, considerandola oggetto di studio e di sperimentazione, piuttosto che indispensabili collaboratori e protagonisti del loro medesimo recupero fisico e sociale.

La presenza di talune organizzazioni democratiche nel processo penale in corso, ed in primo luogo dello stesso consiglio di fabbrica della Icmesa, ha già introdotto nella inchiesta giudiziaria la rappresentanza di interessi collettivi che dovranno trovare riconoscimento e soddisfazione non soltanto con la condanna penale dei responsabili del crimine commesso, ma anche con il pagamento degli enormi danni sopportati dalle categorie che essi personificano. Tuttavia, le stesse popolazioni colpite hanno espresso la volontà di essere dirette protagoniste del processo penale con la loro presenza di massa nell’inchiesta: presenza che è nello stesso tempo individuale ed espressione delle comunità colpite.

E’ il momento, perciò, che tecnici non subordinati alla necessità del potere politico si organizzino, cerchino di conoscere l’intera verità, si calino tra le popolazioni del territorio inquinato per cercare di risolvere con loro i loro problemi, prima che la diossina diventi un fatto di enorme speculazione politica ed economica. Costoro saranno poi il supporto scientifico del lavoro che svolgeranno all’interno del processo penale gli avvocati incaricati dai cittadini danneggiati di difenderli come parti civili.

Per questa ragione, un gruppo di tecnici, avvocati e giornalisti democratici si sono fatti promotori di un «comitato di tutela della salute popolare in Lombardia» che si porrà a disposizione della popolazione di Seveso per rispondere alle molte e angosciose domande che le autorità hanno finora lasciato senza risposta e per affiancare coloro che si costituiranno parte civile nel processo.

I compiti che si propone questo comitato sono molto gravosi e richiedono la collaborazione di tutte le forze democratiche, tanto più che la lotta per la salute dovrà estendersi dalla Icmesa ad ogni altro luogo in cui essa sia messa in pericolo. Si fa appello perciò ai tecnici agli avvocati e ai giornalisti affinché prestino il loro aiuto.

Gaetano Pecorella

Al Comitato hanno finora aderito:

Tecnici: Anestesiologia e Rianimazione (S. Bonelli) – Biologia Molecolare (G. Forti) – Cancerogenesi chimica (R. Tomatis) – Cancerologia (R. Invernizzi-G. Parmiani) – Cardiologia (R. Satolli) – Chimica (S. Allavena-G. F. Majorino – B. Mazza – V. Scatturin) – Cdf Icmesa (A. Chiappini) – Cdf Castellanza (Galli Grillo – D. Miedico) – Ecologia (V. Bettini – E. Tibaldi) – Epidemiologia (B. Terracini) – Fisiologia umana (M. Margnelli) – Fisiologia vegetale (E. Marré) – Genetica (A. Falaschi) – Geologia (S. Calvino-E. Guazzoni-E. Tabacco) – Ginecologia e Ostetricia (F. Dambrosio) – Idrologia (E. Raiteri) – Informatica medica (C. Cislaghi-A. De Carli) – Medicina del Lavoro (F. D’Andrea-F. Carnevali) – Medicina Legale (R. Garibaldi) – Mutagenesi ambientale (G. Abbondandolo-N. Loprieno) – Nefrologia (S. D’Amico-E. Petrella) – Neuropsichiatria (F. Basaglia-R. Boeri-S. Riva-R. Spreafico H. Terzian) – Pediatria (M. Bernardi) – Psicologia del Lavoro (R. Rozzi) – Statistica medica e Epidemiologia (G. Maccacaro) – Medicina Interna (F. Guzzini).

Avvocati: (L. Boneschi – M. Janni – L. Mariani – G. Pecorella – M. Pepe)

Giornalisti; (Avanti: Marisa Fumagalli – Corriere della Sera: G. Metrangelo – Giorno: R. Pesenti – Manifesto: T. Maiolo – Quotidiano: Ida Farè – Repubblica: G. Ceruti – S. Jesurum – G. Passalacqua – Tempo: E. De Rosa – A. M. Rodari – Unità: E. Elena – Sapere: G. Cesareo).